Trainspotting + T2

Scegliete la vita, nonostante tutto

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Con vent’anni di ritardo ho scoperto Trainspotting. L’ho scoperto perché, presa dalla curiosità e senza mai aver visto il primo film, sono andata al cinema a vedere il sequel e sono rimasta folgorata. Così tanto da recuperarmi di volata il primo e scaricarmi i tre libri della “Trilogia di Trainspotting” che Welsh ha scritto fra il 1993 e il 2012.

Questo post non vuole essere tanto una recensione a T2, che mi è piaciuto parecchio, quanto un paragone fra i due film. Anzi, più nello specifico, fra ciò che racconta il Trainspotting del 1996 e quello del 2017. Perché, sì, le cose sono cambiate ma soprattutto Danny Boyle non si è limitato a prendere i quattro protagonisti del vecchio film e ficcarli in nuove avventure pazzerelle, infilando qui e là qualcosa di nuovo e qualcosa di tecnologico, giusto per ricordarci che non sono più gli anni Novanta.

Una cosa si può dire da subito, in ogni caso: il suo gusto musicale è sempre azzeccatissimo e la colonna sonora è, ancora una volta, uno dei punti forti del film, tanto da rendere ogni scena emblematica anche soltanto per il pentagramma di note che l’accompagna.

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Logan (2017)

Quanto fa male continuare a sopravvivere

Titolo:  Logan – The Wolverine  cuaiczwueaaid_w-jpg-large
Genere:  Drammatico, Fantascienza, Avventura
Anno di uscita:  2017
Nazione:  USA
Regia:  James Mangold
Consigliato:

«Scusate ma ho bisogno di un momento per elaborare… io ci sono cresciuto con Wolverine, mi capite?» dice un giovane uomo seduto nella fila davanti alla mia alla fine del film e io lo capisco. Perfettamente.

Perché anche io ci sono cresciuta con Wolverine, sia con quello fumettistico sia con quello cinematografico, e perché il colpo al cuore, a fine film, è doppio – ma che dico, triplo, anzi no, multiplo – e l’elaborazione del “lutto” è così complessa che non riesco nemmeno a piangere.

Che impiego ben due giorni solo per raggranellare i pensieri necessari a buttare giù uno straccio di recensione che sia coerente – per lo meno leggibile da chi mi segue e nel turbinio dei miei pensieri non ci abita quotidianamente.

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Le Mille e Una Notte (Edizione Integrale)

Titolo:  Le Mille e Una Notte  Le Mille E Una Notte Cover
Genere:  Classici
Anno di uscita:  2013 (Ebook)
Casa Editrice:  Einaudi
Autore/Curatore:  AA.VV. / Francesco Gabrieli
Consigliato:

Storia di una civiltà in mille e una realissime fiabe

Stando al mio storico su Goodreads, ho cominciato a leggere l’edizione integrale della Einaudi de “Le Mille e Una Notte” il 25 maggio 2016. E l’ho finita il 3 febbraio 2017. Si può ben dire che queste mille e una fiaba mi abbiano accompagnato per parecchie notti: è stata una lettura a volte complicata, persino estenuante – sull’e-reader non ho il conto delle pagine ma il volume cartaceo di questa edizione integrale, ottimamente curata, ne conta 2588 – in certi punti ripetitiva, perché il materiale è vastissimo ma i temi si ritrovano con impressionante frequenza. Come tutte le letture intense e piacevoli, però, quando è terminata mi ha lasciato vuota.

Approcciarsi a Le Mille e Una Notte con la linearità del lettore che vuole semplicemente dire che Libro A gli è piaciuto tanto o poco per una determinata serie di motivi sarebbe ingenuo e anche un tantino ingiusto. Queste fiabe sono, nel loro complesso storico e culturale, lontanissime da me e dalla mia realtà ma, soprattutto, come tutti i classici, vanno trattate con un occhio di riguardo.

Questa recensione – per motivi di spazio e di capacità personali – sarà comunque stringata e non potrà contenere tutte le riflessioni che pure questa raccolta immensa si sarebbe meritata, pagina per pagina. Non sono un’arabista e non sto scrivendo una monografia su questo compendio narrativo immenso ma “Le Mille e Una Notte” è un classico che andrebbe studiato al pari de “La Divina Commedia”, per il suo valore letterario e per il portato storico e culturale che si porta dietro.

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Confessione a Tanacu (2006)

Viaggio contemporaneo in un monastero degli orrori

Titolo:  Confessione a Tanacu  Confessione a Tanacu
Genere:  Romanzo inchiesta
Anno di uscita:  2013 (Italia)
Editore:  Hacca (Italia)
Autore:  Tatiana Niculescu Bran
Consigliato:

La trama

Cornici Maricica Irina ha 23 anni quando arriva al monastero di Tanacu, su raccomandazione dell’amica Chița. Lei e suo fratello Vasile potranno trovare un tetto sulla testa, lì, e diventare suora potrebbe essere più conveniente dell’impresa di partire per l’estero – magari per andare in Germania, dove una famiglia potrebbe voler adottare Irina, anche se ha più di vent’anni. Cresciuta fra brefotrofi e abusi, Irina è convinta che potrà trovare più conforto in un monastero, accanto alla sua miglior amica, che nel mondo di fuori. Non si aspetta certamente che la rigida vita monastica possa starle tanto stretta, né che padre Daniel – che gestisce il monastero di Tanacu – possa avere delle idee molto creative sul modo di guarire i “demoni” che arrivano a tormentarla all’improvviso, senza darle un solo attimo di tregua.

Fra ospedali che sembrano prigioni, in cui i medici trascurano i propri pazienti – troppo occupati a gestire il contingente o zavorrati dal peso dei loro personali pregiudizi – e le cerimonie ortodosse che scandiscono ritmicamente il passare del tempo e l’arrivo e la partenza dei pellegrini, Tatiana Niculescu Bran dipinge con rapide e asciutte pennellate un quadro drammatico e realistico, in cui si incrociano le vite differenti ma ugualmente travagliate dei tanti piccoli comprimari che attraversano la vita di Irina. Tutti, a modo loro, lasciano su di lei una traccia.

Tutt’altro che positiva.

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Cos’è la Costituzione Italiana e come il referendum vuole cambiarla?

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Mi sono guardata in giro. Mi sono guardata in giro e con disappunto ho notato che nessuno – e mi riferisco a chi era nella posizione privilegiata, per potere ed esperienza, di parlare al grande pubblico – ha provato a fare un discorso serio su questo referendum.

Non ho visto contenuti, ho visto opinioni, dichiarazioni di principio basate su inconcepibili salti logici ma non supportati da una catena razionale di argomenti. Ho visto, soprattutto, molta confusione da parte di chi, domenica, dovrebbe andare a votare, ma spesso non ha avuto né tempo né modo di sapere precisamente cosa sia questa nostra Costituzione, cosa faccia questo referendum, su quali materie intervenga, quali principi regolino la nostra vita democratica adesso e quali la regoleranno in futuro.

Non parlerò delle ragioni del “sì” e del “no”, dunque. Non ho voglia di fare propaganda ma ho voglia di condividere quello che ho imparato dai miei studi di Giurisprudenza, per provare a offrire una bussola a chi sta navigando in alto mare e non sa neanche cosa significhi il quesito che ci verrà posto, una volta che ci troveremo nel chiuso della cabina elettorale, da soli con le nostre opinioni – che questa campagna referendaria non ha saputo riempire di fatti concreti.

Non la prenderò alla larga ma credo sia giusto, prima di tutto, dare una nozione di quello su cui stiamo andando a intervenire – perché è della nostra vita democratica che stiamo parlando, di quella che ci permette di esprimerci liberamente e vivere, tutto sommato, al sicuro in uno Stato che non ci perseguita (o non dovrebbe farlo) per il nostro genere, il nostro credo religioso e politico, il nostro essere parte della maggioranza oppure appartenere a una minoranza a cui, in Stati molto meno democratici, non è concesso nemmeno esistere.

Soprattutto siamo stati chiamati, come cittadini e parte integrante di questo sistema complesso, a decidere dei meccanismi con cui si fanno le leggi, con cui i partiti che eleggiamo e che ci rappresentano dovrebbero intervenire a gestire la nostra vita quotidiana. E dovrebbero farlo – come i principi delle vere democrazie stabiliscono – cercando l’accordo più ampio per proteggere tutte le fasce di popolazione, per cercare un cambiamento di comune intesa, piuttosto che imponendosi con la forza di un numero parlamentare che spesso non rispecchia nemmeno gli equilibri reali.

Perché non basta una legge, per quanto virtuosa e ben calibrata, a cambiare la mentalità radicata di un Paese intero. Soprattutto se non è il frutto di un processo sentito ma solo l’emanazione di una distante “oligarchia illuminata”.

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