Che problemi hanno i film di supereroi?

Come avevo pre-annunciato nella recensione su Wonder Woman, ho deciso di fare un vero e proprio video sul problema strutturale che ultimamente affligge i film di supereroi e soprattutto i loro finali, sempre più insoddisfacenti e monchi.

Qui su Twitter c’è la preview, cliccate sul link per andare al video completo!

Cos’è la Costituzione Italiana e come il referendum vuole cambiarla?

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Mi sono guardata in giro. Mi sono guardata in giro e con disappunto ho notato che nessuno – e mi riferisco a chi era nella posizione privilegiata, per potere ed esperienza, di parlare al grande pubblico – ha provato a fare un discorso serio su questo referendum.

Non ho visto contenuti, ho visto opinioni, dichiarazioni di principio basate su inconcepibili salti logici ma non supportati da una catena razionale di argomenti. Ho visto, soprattutto, molta confusione da parte di chi, domenica, dovrebbe andare a votare, ma spesso non ha avuto né tempo né modo di sapere precisamente cosa sia questa nostra Costituzione, cosa faccia questo referendum, su quali materie intervenga, quali principi regolino la nostra vita democratica adesso e quali la regoleranno in futuro.

Non parlerò delle ragioni del “sì” e del “no”, dunque. Non ho voglia di fare propaganda ma ho voglia di condividere quello che ho imparato dai miei studi di Giurisprudenza, per provare a offrire una bussola a chi sta navigando in alto mare e non sa neanche cosa significhi il quesito che ci verrà posto, una volta che ci troveremo nel chiuso della cabina elettorale, da soli con le nostre opinioni – che questa campagna referendaria non ha saputo riempire di fatti concreti.

Non la prenderò alla larga ma credo sia giusto, prima di tutto, dare una nozione di quello su cui stiamo andando a intervenire – perché è della nostra vita democratica che stiamo parlando, di quella che ci permette di esprimerci liberamente e vivere, tutto sommato, al sicuro in uno Stato che non ci perseguita (o non dovrebbe farlo) per il nostro genere, il nostro credo religioso e politico, il nostro essere parte della maggioranza oppure appartenere a una minoranza a cui, in Stati molto meno democratici, non è concesso nemmeno esistere.

Soprattutto siamo stati chiamati, come cittadini e parte integrante di questo sistema complesso, a decidere dei meccanismi con cui si fanno le leggi, con cui i partiti che eleggiamo e che ci rappresentano dovrebbero intervenire a gestire la nostra vita quotidiana. E dovrebbero farlo – come i principi delle vere democrazie stabiliscono – cercando l’accordo più ampio per proteggere tutte le fasce di popolazione, per cercare un cambiamento di comune intesa, piuttosto che imponendosi con la forza di un numero parlamentare che spesso non rispecchia nemmeno gli equilibri reali.

Perché non basta una legge, per quanto virtuosa e ben calibrata, a cambiare la mentalità radicata di un Paese intero. Soprattutto se non è il frutto di un processo sentito ma solo l’emanazione di una distante “oligarchia illuminata”.

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