Alice isn’t dead (2016)

Alice isn't dead - Cover

Joseph Fink l’ha fatto di nuovo. E promette benissimo

Chiunque mi conosca sa che una delle mie serie preferite è il podcast Welcome to Night Vale, creato da Joseph Fink e Jeffrey Cranor e andato in onda – su iTunes e non solo – a partire dal 15 Marzo 2012 con cadenza bisettimanale. Ho recensito lo show, ho recensito il primo libro uscito nell’Ottobre del 2015, insomma, lo seguo assiduamente come un ottimo esempio di storytelling, poetico ed efficace, nonché un felice connubio di rappresentazione e sci-fi con elementi horror e comici.

Ebbene, Joseph Fink l’ha fatto di nuovo. Ha scritto e prodotto un nuovo show, chiamato Alice isn’t dead e che gli abbonati al podcast di WTNV hanno potuto ascoltare nelle sue prime tre puntate, scaricabili «every other Tuesday», per citare le parole stesse di Fink, insieme alle puntate del radio-show condotto da Cecil Baldwin, voce dello speaker radiofonico Cecil Gershwin Palmer.

È un podcast gratuito, esattamente come WTNV, ma con quest’ultimo condivide solo l’essere uno show sci-fi con elementi horror. Tutto il resto è assai diverso, a partire dal contesto e dalla protagonista.

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Welcome to Night Vale (2015)

Titolo:  Welcome to Night Vale  Welcome to Night Vale - Cover
Genere:  Fantascienza, Horror
Anno di uscita:  2015
Casa Editrice:  Harper Perennial
Autore:  Joseph Fink, Jeffrey Cranor
Consigliato:

Da qui non vorrete più andarvene

She occasionally found herself thinking about love when staring at the many twinkling spy satellites in the night sky, or when the wind tasted like sour peaches for no understood reason, or when she said a word that seemed different than a word she would ever say. Then she would wonder what it might be like to join her life with someone, or even just a few minutes with someone, just a touch or a glance, just anything, just something. I’d like to meet someone special someday, Jackie thought.

(Welcome to Night Vale | Cap. 11)

Chi ha letto la mia recensione precedente, sa che “Welcome to Night Vale” è una serie in podcast che va avanti dal 2012 con cadenza bisettimanale e racconta – sotto forma di bizzarra trasmissione radio – le vicende di quella che potrebbe essere una qualunque cittadina americana, non foss’altro che a Night Vale accadono le cose più bizzarre e, quel che è ancora più interessante, tutti i suoi abitanti sembrano considerarle perfettamente normali (sì, anche la presenza di minacciose Nuvole Risplendenti, una Polizia Segreta dai metodi piuttosto sbrigativi, inquietanti Vecchie Senza Volto che ti riorganizzano l’armadio mentre tu volti loro le spalle e via discorrendo).

Con all’attivo ormai più di novanta puntate, è stato tempo anche per Joseph Fink e Jeffrey Cranor, creatori della serie, di dare alle stampe un libro. Meravigliosamente, non si è trattata di una pura operazione commerciale. “Welcome to Night Vale” contiene una sua storia ben definita, che può essere gustata anche senza essere in pari con il podcast ma di cui si apprezzano tutti i riferimenti solo conoscendo la serie, e che non si concentra sulla formula del programma radio condotto dall’adorabile speaker Cecil Gershwin Palmer. Questa storia è a tutti gli effetti un romanzo, un romanzo piacevolissimo scritto in uno stile diretto e fiorito insieme, che si fa leggere tutto d’un fiato, e questo già di per sé depone a suo favore.

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Welcome to Night Vale o Benvenuti alla Cabot Cove più esoterica di sempre

Welcome to Night Vale

Questo qui è uno di quei mandatory post che avrei dovuto fare appena ho aperto il blog ma, ahimè, nacqui stanca e vissi per riposare (per citare mia zia che forse citava qualcun altro ma che di sicuro la sa lunga su quanto è difficile arrivare vivi al Venerdì Sera).

Oggi si parla di podcast. Per chi non lo sapesse, c’è questa meravigliosa tecnologia che si chiama Google e che vi dirà più o meno che i podcast sono puntate radiofoniche registrate e messe a disposizione degli utenti che a quell’ora non si potevano sintonizzare ma, prima ancora, sono vere e proprie audio-serie che rivaleggiano con i radiodramma di un tempo (ho ventott’anni ma sono vecchia dentro, pass it on).

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