La locanda degli amori diversi (2016)

Titolo:  La locanda degli amori diversi  La locanda degli amori diversi_Cover
Genere:  Romanzo
Anno di uscita:  2016
Editore:  Neri Pozza
Autore:  Ito Ogawa
Consigliato: DIPENDE

Storie di vite che non si rassegnano

Dopo quel mitico viaggio alle Hawaii, per me la mia famiglia è come uno splendido campo di fiori, un mondo incantato. Se per esempio dovessi associare i membri della famiglia Takashima ai colori dei fiori, mamma Izumi sarebbe un viola molto intenso, mamma Choko un rosa pallido e delicato, Sō-chan un verde acqua. Solo io non saprei dire quale colore sarei, non me ne viene in mente nessuno.

La locanda degli amori diversi, p. 257

La locanda degli amori diversi è un racconto a quattro voci, in cui i quattro componenti della famiglia Takashima – ‘Takashima’ dall’unione dei due cognomi delle protagoniste e madri di questo raccolto nido familiare – si alternano nel raccontarci le vicende della loro vita in un romanzo che, come un lungo diario corale, raccoglie le vicissitudini di diciassette anni di vita.

Quella che Ito Ogawa consegna al lettore è una collazione eterogena di slices of life, stralci di vita, riassunti e raccontati molto più che mostrati, da quattro voci che nella ragionevolezza finiscono per assomigliarsi molto più di quanto si differenzino – forse anche in virtù di quell’effetto osmotico per cui i componenti di una famiglia molto unita finiscono per prestarsi modi di dire e scambiarsi pensieri ed abitudini.

L’effetto finale è quello, discontinuo e un po’ sfilacciato, che si porterebbe dietro un manga josei, di quelli a puntate, dove l’omogeinità narrativa tipica di un romanzo unisco sfioriscei n favore di un racconto per segmenti, che spazia per lunghissimi periodi di tempo, quasi a voler abbracciare lo spazio di un’intera saga familiare – e in questo non tradendo lo spirito del titolo.

Perché il romanzo di Ito Ogawa è davvero la storia della Locanda Arcobaleno – una locanda dove gli amori diversi non sono solo quelli delle coppie LGBT*QIA. Gli stessi legami affettivi fra parenti, amici, vicini e persino fra avventori e proprietarie della locanda sono vissuti con una diversità che si oppone alla rassegnata uniformità a cui i rapporti codificati, della società giapponese e non solo, ci hanno abituato.

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The Dragon and the Dazzle (2011)

Storia ragionata di manga e anime in Italia

Titolo:  The Dragon and The Dazzle  The Dragon and the Dazzle - Cover
Genere:  Saggio
Anno di uscita:  2011
Editore:  Tunué
Autore:  Marco Pellitteri
Consigliato:

“Modelli, strategie e identità dell’immaginario giapponese. Una prospettiva europea”. Il sottotitolo di questo imponente saggio (689 pp.; 546 pp., se si escludono note e corposa bibliografia) sull’incontro del mondo occidentale con un segmento specifico della cultura giapponese – gli anime, prima, e i manga, poi – riassume molto bene i contenuti e il tipo di approccio di Marco Pellitteri a questo complesso argomento.

Pubblicato anche in italiano (“Il Drago e la Saetta”), sempre per i tipi della Tunué, in un formato più ridotto, nella sua versione inglese – curata in collaborazione con la Japan Foundation, che si occupa di agevolare la diffusione all’estero di saggi e studi sulla cultura giapponese – The Dragon and the Dazzle si presenta come un lavoro ragionato e molto curato, seppur con limiti segnalati dall’autore stesso, su come la cultura pop giapponese si sia sviluppata a partire dal secondo dopoguerra e su come abbia attraversato diverse fasi, prima di essere completamente accettata nel mondo occidentale.

Questo libro, per quanto complesso nella trattazione, è consigliabile a chiunque abbia interesse per i manga e gli anime e voglia approfondirne la dimensione sociale e culturale. È inoltre sicuramente un buon punto di partenza per chiunque voglia scrivere una tesi o uno studio sull’argomento, perché offre molte coordinate di ordine storico ed economico a proposito di anime e manga. C’è da notare, poi, che il suo autore è stato prima di tutto un fan degli anime, quando a loro tempo arrivarono in Italia con Ufo Robot, e questo aggiunge al saggio, qui e là, certe notazioni di colore che fanno affiorare la passione di chi ha fatto di un suo hobby un oggetto di studio serio e competente. In barba a chi pensa che gli anime e i manga siano solo disegni per bambini, insomma.

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Trilogia di Trainspotting (2017)

Titolo:  Trilogia di Trainspotting (pp. 1546)  Trilogia di Trainspotting - Cover
Genere:  Biografico, Romanzo sociale
Anno di uscita:  2017
Editore:  Guanda
Autore:  Irvine Welsh
Traduttori:  Massimo Bocchiola, Giuliana Zeuli
Consigliato: DIPENDE

Se mi avessero detto che la lettura di questo trittico sarebbe stata così emotivamente impegnativa, ci avrei pensato due volte.

In realtà no.

In realtà lo avrei letto lo stesso, anche se ci ho messo mesi a digerire certe parti. Perché, ed entriamo subito nel merito della questione, Irvine Welsh non ti risparmia niente. E quando dico “niente”, dico che i racconti di devastazione umana di questi libri sono crudi, veri, pesantissimi, non c’è miseria che venga risparmiata al lettore, non c’è degrado che venga pietosamente mascherato, le situazioni più lerce e luride e rivoltanti ti vengono sbattute in faccia alla velocità della luce fin dal primo rigo.

È per questo che non consiglierei questo libro a chiunque. Non lo consiglio agli stomaci deboli, agli schifiltosi, a chi è in cerca di una lettura leggera, a chi pensa davvero che l’unico modo di raccontare la droga sia quello di certi romanzi e certe serie TV molto patinate, che sbattono dentro un po’ di polverina bianca e qualcuno che finge una crisi d’astinenza e credono di averti raccontato quanto in basso può sprofondarti la tossicodipendenza.

Perché Welsh ti prende per mano e ti ficca a tutta velocità nel flusso di coscienza di tanti personaggi diversi, nel loro distortissimo punto di vista, costringendoti a sentire tutto quello che provano, costringendoti a vivere Leith – questo distretto a nord di Edimburgo – come se fossi anche tu lì, nella seconda metà degli anni Ottanta o alla fine degli anni Novanta, a camminare per le strade piene di tossici e disoccupati o entrare in uno dei pub in cui per un nonnulla possono scoppiare risse sanguinose… per tacere degli hooligans che portano scompiglio fino ad Amsterdam (e oltre).

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Le Mille e Una Notte (Edizione Integrale)

Titolo:  Le Mille e Una Notte  Le Mille E Una Notte Cover
Genere:  Classici
Anno di uscita:  2013 (Ebook)
Casa Editrice:  Einaudi
Autore/Curatore:  AA.VV. / Francesco Gabrieli
Consigliato:

Storia di una civiltà in mille e una realissime fiabe

Stando al mio storico su Goodreads, ho cominciato a leggere l’edizione integrale della Einaudi de “Le Mille e Una Notte” il 25 maggio 2016. E l’ho finita il 3 febbraio 2017. Si può ben dire che queste mille e una fiaba mi abbiano accompagnato per parecchie notti: è stata una lettura a volte complicata, persino estenuante – sull’e-reader non ho il conto delle pagine ma il volume cartaceo di questa edizione integrale, ottimamente curata, ne conta 2588 – in certi punti ripetitiva, perché il materiale è vastissimo ma i temi si ritrovano con impressionante frequenza. Come tutte le letture intense e piacevoli, però, quando è terminata mi ha lasciato vuota.

Approcciarsi a Le Mille e Una Notte con la linearità del lettore che vuole semplicemente dire che Libro A gli è piaciuto tanto o poco per una determinata serie di motivi sarebbe ingenuo e anche un tantino ingiusto. Queste fiabe sono, nel loro complesso storico e culturale, lontanissime da me e dalla mia realtà ma, soprattutto, come tutti i classici, vanno trattate con un occhio di riguardo.

Questa recensione – per motivi di spazio e di capacità personali – sarà comunque stringata e non potrà contenere tutte le riflessioni che pure questa raccolta immensa si sarebbe meritata, pagina per pagina. Non sono un’arabista e non sto scrivendo una monografia su questo compendio narrativo immenso ma “Le Mille e Una Notte” è un classico che andrebbe studiato al pari de “La Divina Commedia”, per il suo valore letterario e per il portato storico e culturale che si porta dietro.

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Confessione a Tanacu (2006)

Viaggio contemporaneo in un monastero degli orrori

Titolo:  Confessione a Tanacu  Confessione a Tanacu
Genere:  Romanzo inchiesta
Anno di uscita:  2013 (Italia)
Editore:  Hacca (Italia)
Autore:  Tatiana Niculescu Bran
Consigliato:

La trama

Cornici Maricica Irina ha 23 anni quando arriva al monastero di Tanacu, su raccomandazione dell’amica Chița. Lei e suo fratello Vasile potranno trovare un tetto sulla testa, lì, e diventare suora potrebbe essere più conveniente dell’impresa di partire per l’estero – magari per andare in Germania, dove una famiglia potrebbe voler adottare Irina, anche se ha più di vent’anni. Cresciuta fra brefotrofi e abusi, Irina è convinta che potrà trovare più conforto in un monastero, accanto alla sua miglior amica, che nel mondo di fuori. Non si aspetta certamente che la rigida vita monastica possa starle tanto stretta, né che padre Daniel – che gestisce il monastero di Tanacu – possa avere delle idee molto creative sul modo di guarire i “demoni” che arrivano a tormentarla all’improvviso, senza darle un solo attimo di tregua.

Fra ospedali che sembrano prigioni, in cui i medici trascurano i propri pazienti – troppo occupati a gestire il contingente o zavorrati dal peso dei loro personali pregiudizi – e le cerimonie ortodosse che scandiscono ritmicamente il passare del tempo e l’arrivo e la partenza dei pellegrini, Tatiana Niculescu Bran dipinge con rapide e asciutte pennellate un quadro drammatico e realistico, in cui si incrociano le vite differenti ma ugualmente travagliate dei tanti piccoli comprimari che attraversano la vita di Irina. Tutti, a modo loro, lasciano su di lei una traccia.

Tutt’altro che positiva.

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