Che problemi hanno i film di supereroi?

Come avevo pre-annunciato nella recensione su Wonder Woman, ho deciso di fare un vero e proprio video sul problema strutturale che ultimamente affligge i film di supereroi e soprattutto i loro finali, sempre più insoddisfacenti e monchi.

Qui su Twitter c’è la preview, cliccate sul link per andare al video completo!

Wonder Woman (2017)

Tremate, tremate, le supereroine son tornate

Titolo:  Wonder Woman  Wonder Woman Poster
Genere: Avventura, Drammatico, Storico
Anno di uscita:  2017
Nazione:  USA
Regia:  Patty Jenkins
Consigliato:

C’erano davvero dubbi? No, dico, c’erano davvero dubbi – nel 2017 – che una donna potesse girare un buon film di supereroi con protagonista una supereroina? A giudicare dai commenti esterrefatti ed entusiasti di molta critica cinematografica… sì.

In un mondo dove la parità dei generi esiste nei fatti e non solo sulla carta, io adesso non mi appresterei a dividere questa recensione in due spezzoni – uno più prettamente di critica stilistica e l’altro decisamente politico. Ma viviamo in un mondo dove la realtà è molto meno rosea di come ce la dipingono a parole e quindi, no, non ci si può limitare a parlare di Wonder Woman come di un film sui supereroi coi suoi pregi e i suoi difetti – probabilmente finora il migliore del DCEU, anche perché Zack Snyder non ci ha messo le mani in prima persona e Patty Jenkins s’è dimostrata all’altezza del compito.

Dobbiamo metterci le mani sulle guance e imitare l’espressione esterrefatta di Deadpool in quella famosa gif, mentre ci ripetiamo tutti in coro: “ommioddio, ommioddio, una regista donna ha fatto un buon film su una protagonista donna, e il film sta avendo anche *respirone* successo ai botteghini“. Perché, notoriamente, si dirige un film coi genitali e c’erano dubbi che una vagina potesse farcela. E perché, notoriamente, non è vero che poco più di metà della popolazione mondiale sia femmina e con gusti abbastanza variegati da riempire i cinema pure se non si parla di commedie romantiche.

Pure se, per esempio, un film su personaggi che combattono mette loro nel ruolo di protagoniste e non in quello di stupide bambole compiacenti, che  appaiono sullo schermo in scomodissime pose plastiche per mostrare al pubblico le grazie di sotto la tutina aderente.

Un personaggio che agisce in prima persona, del loro stesso genere, con tutto il suo corollario di debolezze, che non è nè un angelo lontano ed etereo senza funzioni corporali ma nemmeno una superbona ultra-perfetta, che aspettava solo l’uomo della sua vita che la mettesse al suo posto.

E andiamo, allora.

[ATTENZIONE, SPOILERONI]

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Trainspotting + T2

Scegliete la vita, nonostante tutto

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Con vent’anni di ritardo ho scoperto Trainspotting. L’ho scoperto perché, presa dalla curiosità e senza mai aver visto il primo film, sono andata al cinema a vedere il sequel e sono rimasta folgorata. Così tanto da recuperarmi di volata il primo e scaricarmi i tre libri della “Trilogia di Trainspotting” che Welsh ha scritto fra il 1993 e il 2012.

Questo post non vuole essere tanto una recensione a T2, che mi è piaciuto parecchio, quanto un paragone fra i due film. Anzi, più nello specifico, fra ciò che racconta il Trainspotting del 1996 e quello del 2017. Perché, sì, le cose sono cambiate ma soprattutto Danny Boyle non si è limitato a prendere i quattro protagonisti del vecchio film e ficcarli in nuove avventure pazzerelle, infilando qui e là qualcosa di nuovo e qualcosa di tecnologico, giusto per ricordarci che non sono più gli anni Novanta.

Una cosa si può dire da subito, in ogni caso: il suo gusto musicale è sempre azzeccatissimo e la colonna sonora è, ancora una volta, uno dei punti forti del film, tanto da rendere ogni scena emblematica anche soltanto per il pentagramma di note che l’accompagna.

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Logan (2017)

Quanto fa male continuare a sopravvivere

Titolo:  Logan – The Wolverine  cuaiczwueaaid_w-jpg-large
Genere:  Drammatico, Fantascienza, Avventura
Anno di uscita:  2017
Nazione:  USA
Regia:  James Mangold
Consigliato:

«Scusate ma ho bisogno di un momento per elaborare… io ci sono cresciuto con Wolverine, mi capite?» dice un giovane uomo seduto nella fila davanti alla mia alla fine del film e io lo capisco. Perfettamente.

Perché anche io ci sono cresciuta con Wolverine, sia con quello fumettistico sia con quello cinematografico, e perché il colpo al cuore, a fine film, è doppio – ma che dico, triplo, anzi no, multiplo – e l’elaborazione del “lutto” è così complessa che non riesco nemmeno a piangere.

Che impiego ben due giorni solo per raggranellare i pensieri necessari a buttare giù uno straccio di recensione che sia coerente – per lo meno leggibile da chi mi segue e nel turbinio dei miei pensieri non ci abita quotidianamente.

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Il cinema d’intrattenimento non sta bene? (Risposta: in parte)

Dory vs Civil War

Ieri pomeriggio sono andata al cinema a vedere Alla ricerca di Dory. Spoiler: l’ho molto amato ma ho anche notato qualcosa, un particolare che mi aveva stupito già dai tempi di Zootropolis.

Alla ricerca di Dory e Zootropolis sono stati fra i migliori film d’animazione occidentale che abbia visto quest’anno. Entrambi avevano una trama e soprattutto una sceneggiatura curata. Devo fare un passo indietro: ho sempre pensato che l’animazione potesse raggiungere le stesse vette di alta qualità dei film in live action; che mirare a un pubblico generico non pregiudicasse la possibilità di confezionare un buon prodotto.

Allo stesso modo sono quel tipo di spettatore onnivoro che non disdegna il “cinema d’essay” ma entra in sala soprattutto alla ricerca di divertimento, perché mi piace chiudermi in una sala buia in compagnia di centinaia di sconosciuti e ricevere emozioni positive da ciò che passa sullo schermo.

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