Che cos’è il talento artistico?

Derogo alla norma di questo blog – che è quella di fare soprattutto recensioni – per un piccolo post che è una nota informativa, più che uno sfogo, per la prossima volta che vi sentirete di dire: “Ma l’arte in fondo è frutto dell’intuizione del momento, non costa la stessa fatica di un lavoro normale“.

Mi avete rotto il cazzo con la vostra estrema mancanza di rispetto verso il lavoro altrui, con questa esigenza elitaria, classista e antiquata di voler costruire gerarchie e decidere che un certo tipo di lavoro sia migliore di un altro, solo perché voi, dal basso della vostra ignoranza, siete convinti che per l’altro lavoro ci voglia meno impegno.

Sto parlando delle professioni artistiche, sto parlando delle puttanate gratuite che sparate ogni volta che riducete un romanzo, una canzone, un disegno a intuizione artistica, talento innato e genio.

STOCAZZO.

Non esiste l’intuizione, l’ispirazione è una menzogna romantica, esiste un cortocircuito di pensieri e associazioni mentali che può darti l’idea di partenza, tutto il resto è lavoro, sudore, fatica, opera costante di ripulitura, esercizio quotidiano per padroneggiare una tecnica artigianale che richiede studio e impegno, perché non c’è niente di puramente istintivo nell’arte. Perché per scrivere un libro, disegnare un personaggio, suonare uno strumento, cantare, recitare, ballare, scolpire, dipingere, fare fotografie ci vuole studio, fatica e sudore. Ci vogliono anni e anni di esercizio, spesso “rubato” dalle mani di maestri ben più bravi di te, ci vuole un istinto, sì, ma raffinato nel tempo, perché una volta apprese le tecniche basilari, devi imparare a padroneggiarle, a farle tue, a trovare un tuo stile che ti distingua dalle altra migliaia di persone che come te si imbarcano nel difficile compito di cercare di intrattenere il prossimo con il frutto del proprio lavoro e sperare di camparci, mentre il resto della società pensa che ti stai divertendo.

Non ti diverti quando stai cercando di costruire un mondo di fantasia tutto intrappolato nella tua mente, di governare e gestire le reazioni di decine di personaggi, di rileggere ogni pagina scritta cercando di far quadrare ogni dettaglio senza mandare in contraddizione quelli che hai raccontato fino a questo momento. Non ti diverti mentre devi spremerti il cervello e importi da solo dei ritmi di lavoro per cercare di mandare in porto un intero romanzo, pagina dopo pagina, mentre ti sale la frustrazione perché le tue capacità non sono abbastanza per descrivere quello che ti tieni dentro e non esiste manuale di auto-aiuto o elenco puntato che possa cavarti fuori dall’impasse.

Non fate finta di vedere solo quei due o tre fenomeni all’anno pompati dal marketing che tirano fuori opere di dubbia qualità, non ci credete all’autore bravo che si sminuisce (e sminuisce l’intera categoria) lamentandosi che in fondo fa solo disegnini e il suo non è un lavoro vero.

Prima di arrivare alla notorietà di sudore e studio e fatica e porte in faccia e costante proporsi e riproporsi cercando di essere notato per il proprio lavoro svolto tutto a priori, senza essere pagati, ce ne sono stati.

Ho immenso rispetto per chi lavora per costruire case e palazzi, salvare vite negli ospedali e nelle ambulanze, promulgare leggi più giuste o anche solo spazzare le strade per farci vivere in un ambiente più pulito.

Cominciate ad avere rispetto anche per chi fa professioni artistiche, perché magari quelli come me non vi salvano la vita sul lettino d’ospedale ma vi riempiono quei vuoti esistenziali lì, quelli che conoscete bene e che si infilano nelle pieghe delle vostre giornate estenuanti, vi sciolgono i nodi interiori mettendo su carta o in musica o su qualsiasi supporto possiate immaginare quei dolori che pensavate nessuno potesse capire e non sapevate neanche con che nome chiamare. Quelli che sono venuti ben prima di me e ben più illustri di me con la loro arte, che di geniale aveva poco e di sudato aveva tantissimo, hanno influenzato epoche, rivoluzionato mode e costumi, interpretato malesseri diffusi, ispirato tante, tantissime persone a cambiare e lottare. O più semplicemente vi hanno fatto compagnia per farvi quattro risate in una serata qualsiasi alla fine di una normale giornata di lavoro. Serve anche quello, “non di solo pane vive l’uomo”.

Abbiate pazienza ma l’intuizione è solo la scintilla di un momento. Le altre centinaia e centinaia di ore spese a dare forma a quell’intuizione, beh, sono lavoro.

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