Storia dell’animazione giapponese (2011)

Titolo:  Storia dell’animazione giapponese  Storia dell'animazione giapponese - Locandina
Genere:  Saggistica
Anno di uscita:  2011
Editore:  Tunué
Autore:  Guido Tavassi
Consigliato:

Cent’anni di animazione alla portata di tutti

In questi tempi bui di disinformazione folle sulle solite reti nazionali, trovarsi davanti un saggio come questo è come trovare un’oasi nel deserto del Sahara. Pur distante in parte dal taglio critico e professionale del compagno di collana Il Manga di Jean-Marie Bouissou, il libro di Guido Tavassi si è rivelato un’ottima guida storica e analitica a quello che è il mercato dell’animazione in Giappone e alla struttura di quest’industria e della sua filiera produttiva.

Pur sembrando a tratti una vera e propria lista, nello spirito già annunciato dall’introduzione di essere un compendio dallo scopo ordinativo su un argomento che ha visto una letteratura ampia, sì, ma dispersiva, Storia dell’animazione giapponese mi ha catturato fin dalle prime pagine con la sua dissezione precisa e ragionata di tutta la costosa ed elaborata macchina da guerra che c’è dietro uno dei tanti anime che oggi possiamo – anche grazie a Internet – vedere e della cui animazione non sempre perfetta possiamo lamentarci.

Ebbene, dopo la lettura di questo libro potremo lamentarci di meno e parlare con più cognizione di causa di un fenomeno che è tanto vasto quanto spesso affrontato con superficialità dagli stessi appassionati, ben poco al corrente dei meccanismi che si muovono nell’industria dell’animazione giapponese.

E andiamo con la recensione, che sarà spoiler free semplicemente perché… beh, è un saggio, cosa vi aspettate che vi spoileri?

Di cosa si parla

Già il titolo di questo volume bello corposo (più di 600 pagine) è esplicativo di per sé: Storia dell’animazione giapponese traccia la storia dell’animazione in Giappone, dai suoi esordi per imitazione dei progressi tecnologici occidentali nel campo cinematografico, nel lontano 1917, fino ai giorni nostri e precisamente il 2011, data di completamento della scrittura e revisione del libro.

Ad attendere il lettore, prima dello studio più compiuto della storia dell’animazione, c’è un breve glossario tecnico che descrive i nomi e le mansioni delle varie figure impegnate a creare e mandare in onda un anime giapponese, glossario che diventerà fondamentale in seguito, mano a mano che Tavassi ci parlerà di come alcune di queste figure siano state determinanti per il successo di talune serie tv e film.

Il libro è diviso in capitoli per rigoroso ordine cronologico, anche se di quando in quando ci sono sezioni speciali dedicate all’animazione sperimentale e di nicchia e la scansione si fa sempre più serrata, prima di decennio in decennio, poi di anno in anno, a testimonianza di quanto ampia e prolifica sia diventata la produzione animata giapponese nel corso degli anni.

Il libro è chiaro e seppure l’esigenza di raggruppare tanti titoli in poco spazio potrebbe creare il rischio per l’autore di assumere un tono da “lista della spesa”, Tavassi se la cava egregiamente e la lettura procede scorrevole, senza diventare pedante o eccessivamente monotona.

È così che la nascita e il successo di molte serie che oggi ci sembra quasi scontato conoscere e apprezzare – da Neon Genesis Evangelion a Ghost in the Shell a Cowboy Bebop, solo per citare i maggiori successi degli anni Novanta – vengono contestualizzate in un quadro storico, economico, sociale e culturale ben preciso, così come più chiari diventano i retroscena che hanno portato da un lato all’esportazione di molte serie in Occidente, dall’altro a una pesante censura che non era solo frutto di ignoranza da parte degli adattatori nostrani ma anche di una precisa politica di localizzazione da parte delle aziende giapponese.

Il mondo dell’animazione giapponese, a cui siamo abituati a pensare quasi come a una macchina perfetta che sforna anime senza battere ciglio, risalta così in tutte le sue ricchezze ma anche in tutte le sue debolezze, nelle carenze di fondi e sponsorizzazioni, nell’esigenza di puntare sul mainstream per finanziare anche le opere sperimentali, in fenomeni peculiari come quelli degli OAV e del merchandising incrociato fra anime, manga e action figure che è stata una strategia dell’industria dell’animazione giapponese molto prima che venisse compiutamente assorbita anche dalle major occidentali.

Pur restando saldamente aderente alla cronistoria dell’animazione – televisiva, cinematografica e originale – nel libro non mancano accenni anche alla situazione storica del Giappone nel secolo o poco meno di attività dell’industria dell’anime, inquadrata in questa quasi enciclopedia degli anime giapponesi.

E quindi?

Quando ho approcciato Storia dell’animazione giapponese pensavo quasi di trovarmi di fronte a una bibliografia commentata, un elenco puro e semplice di anime in ordine cronologico e nulla più.

In realtà Tavassi fa un’operazione molto più complessa, pur restando il suo primo intento quello di offrire una panoramica generale ma organica di un contesto culturale molto ampio e variegato. Prima di tutto perché il libro non è un elenco. L’autore sceglie comunque di concentrarsi su quegli anime che – tecnicamente, a livello di trama o di mercato – abbiano in qualche maniera segnato un’epoca o si siano qualificati come delle punte di eccellenza nelle stagioni di uscita.

In seconda battuta, il libro ha anche il tempo, per quanto solo in modo accennato, di mostrare al lettore anche il “dietro le quinte” del mondo dell’animazione giapponese, la struttura di uno studio d’animazione tipico, i difficili rapporti fra le televisioni pubbliche, gli sponsor e gli autori troppo eclettici, le esigenze di economia che si scontrano con quelle di voler raccontare storie elaborate e grandiose.

Anche quella che è la recente crisi dell’animazione giapponese – con studi anche rinomati come lo Studio Ghibli che chiudono i battenti e stagioni animate di qualità bassissima – assume dei contorni precisi e trova un suo senso, alla luce di ciò che si scopre leggendo della crescente delocalizzazione negli studi esteri a basso costo (prima in Corea del Sud, poi in luoghi come il Vietnam, la Cina e la Thailandia) e della mancanza di investimenti da parte delle aziende private giapponesi in un settore che, con la fine dell’era del VHS e il successo di Internet, incontra sempre più difficoltà nel tenersi in piedi.

Storia dell’animazione giapponese è un ottimo punto di partenza per chiunque sia appassionato di anime e/o voglia approfondire la conoscenza in merito, un libro che andrebbe letto prima di intraprendere qualsiasi discussione seria sull’argomento e anche prima di approfondirne solo particolari aspetti.

Tavassi, infatti, fornisce una bibliografia molto ampia e particolareggiata in cui immergersi per continuare lo studio della materia, concentrandosi solo su particolari decenni o settori dell’industria animata giapponese. È una lettura che consiglio a chiunque voglia avvicinarsi al mondo dell’animazione made in Japan e non sappia da dove partire, un comodo libretto di istruzioni per l’uso che permette anche di avvicinarsi ad anime di cui si conosce magari il titolo per la loro fama ma non si ha mai avuto l’occasione di guardare né su cui informarsi in merito.

È una lettura corposa con cui occupare sicuramente ben più di una settimana del proprio tempo (soprattutto se avete tempo di dedicarvici solo la sera) ma consigliatissima.

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