Sherlock, l’abominevole sposa

Titolo:  Sherlock, l’abominevole sposa  L'abominevole sposa locandina
Genere: Giallo, Drammatico
Anno di uscita:  2016
Nazione:  Regno Unito
Regia:  Douglas Mckinnon
Consigliato: DIPENDE

Se di abominevole c’è solo l’eccesso di battutine

Ultimamente vedo solo film che mi deludono (non è vero, l’altro giorno ho visto “Furyo” e mi è piaciuto da morire ma ve ne parlerò in un’altra recensione). In questo caso andavo al cinema in un misto di aspettativa per la presenza di un certo personaggio e la consapevolezza che sarei rimasta delusa di nuovo, visto l’andazzo che aveva ormai preso la terza stagione di “Sherlock” (e nonostante quel brillante terzo episodio che si faceva quasi perdonare quello che precedeva).

Sherlock, l’abominevole sposa” è passato per due giorni in tutte le sale italiane e ho adorato vederlo al cinema, perché adoro il doppiaggio italiano (che ho trovato molto all’altezza) e perché assistere a uno special di un serial televisivo in una sala cinematografica è strano e bello e totalizzante. Se da un lato, dopo la visione, ho avuto una gran voglia di rivedere le prime due serie di “Sherlock”, ho anche avuto una gran voglia di strozzarmi da sola come se fossi posseduta dalla sindrome della “mano aliena”.

O forse non era una mano aliena.

Forse è la mia scimmia che mi odia.

[Come sempre: attenzione, ci sono più spoiler in questo post che ammiccamenti di J.J. Abrams in un film di “Star Wars”]

La trama in generale

La trama di questo special è la seguente: non siamo in una realtà alternativa ma gli sceneggiatori hanno sfruttato la moda dell’AU per riportare tutto il cast di “Sherlock” dal mondo contemporaneo al suo universo canonico vittoriano, ambientando la storia nel 1881.

Il punto è che tutto questo si svolge nella mente di Sherlock, per la precisione in quel palazzo mentale che era stato uno dei pochi ma bellissimi guizzi di originalità della terza stagione. Riducendo all’osso la storia: Sherlock Holmes, avvertito sull’aereo che lo stava portando nel suo “dorato esilio” del ritorno della sua nemesi, si cala un bel cocktail di droghe varie (mai specificato e la cosa mi rattrista, avrei voluto provare) per aumentare la concentrazione e le sue capacità cerebrali e si fa un trip nel suo palazzo mentale, provando a riprendere le fila di un caso irrisolto di cent’anni prima, in cui una donna si era sparata in bocca, per poi trasformarsi in un fantasma in cerca di vendetta.

Il trip ha, naturalmente, lo scopo di aiutarlo a capire come Jim Moriarty abbia potuto spararsi di fronte ai suoi occhi e sopravvivere. La soluzione di quel caso diventa così anche la soluzione di questo primo mistero e lo special si conferma così non essere una storia a parte avulsa dalla serie principale ma un tassello importante che dovrebbe fare da ponte fra la terza e la quarta stagione (e chissà quando uscirà, visti gli impegni di Cumberbatch e Martin).

Morale della favola: la soluzione al caso viene presentata in un turbinio così confuso di colpi di scena – non ultimo Jim Moriarty che appare travestito da sposa ed è probabilmente l’unica cosa per cui non ho rimpianto di aver pagato il biglietto – da deludere ancora di più del messaggio che viene trasmesso; e cioè che Moffat, attraverso il pentimento di Sherlock per il suo pessimo comportamento verso le donne, cerca di scrollarsi di dosso le accuse di maschilismo… inventandosi un collettivo di donne incappucciate che uccidono mariti violenti e vigliacchi.

Soprattutto un’ora e mezza di special serve a confermarci che: a) il vero Moriarty è morto davvero e il nuovo arrivato è un impostore; b) la forza-dell-amicizia™ vince su tutto ma John e Sherlock sono etero, gli ammiccamenti sono solo per ridere, si sa che la gente spacciata per gay fa ridere un casino.

Cose che mi sono piaciute

Nonostante abbia molte cose brutte da dire su questo special, l’ora e mezza passata nel cinema è stata piacevole e quindi passerei prima ad elencare le cose che ho apprezzato:

  • La recitazione era impeccabile come sempre, “Sherlock” resta uno di quei serial che – a prescindere – apprezzi prima di tutto per gli attori che si muovono sulle scene, per il modo con cui lo fanno e per la cura che ci mettono nel calarsi nei loro personaggi;
  • Amavo il palazzo mentale e trovo l’idea che un uomo logico e intelligente come Sherlock possa usare la sua mente per ricreare scenari fittizi in cui “unire i puntini” molto bella e molto azzeccata; in generale è stato il miglior plot twist della serie a cui ho assistito finora;
  • C’era Andrew Scott che faceva Jim Moriarty e per quanto la scena delle cascate sia stata trasformata in una pantomima colossale, tutto il resto era inquietante e agghiacciante come sempre, così come inquietante e affascinante era la presenza di questo “lato oscuro” nella mente di Sherlock che ritornava sempre rappresentato dalla sua nemesi, l’unico altro essere umano alla sua altezza, capace di strapparlo alla noia e di spingerlo a risolvere casi, ma anche di trascinarlo in basso sotto il peso dei suoi stessi fallimenti;
  • Nonostante Moffat abbia determinati problemi con i suoi personaggi femminili (alias, quasi tutti cadono sotto il fascino di Sherlock nonostante ormai sembri un bambino capriccioso e iperattivo fuori controllo), ho apprezzato la trovata di Molly che è costretta a travestirsi da uomo per lavorare alle autopsie e di Mary che diventa la spia di Mycroft, occupata a sorvegliare Sherlock e John, che da soli non ce la possono fare (e anche più rapida e precisa di Google);
  • La regia era buona, la storia, fino all’ultima mezz’ora, scorreva fluida e pure se le battute in certi tratti erano esasperanti, compensavano scene costruite molto bene – come la ricostruzione della scena del crimine dal salotto di Sherlock – e transizioni serrate da un evento all’altro.

Cose che non mi sono piaciute

Tante. Troppe. Facciamo una lista anche qui:

  • I continui ammiccamenti a un presunto rapporto omosessuale fra Sherlock e John hanno travalicato il confine del “divertente” e “accenno a qualcosa che potrebbe succedere” per trasformarsi in “farsa da ficcyna che sembra tirata giù da una fanwriter in crisi mistica”, soprattutto se si passano tre quarti di special a mettere in bocca ai due protagonisti frasi ambigue per poi continuare a ribadire ossessivamente “ma no, vedete, sono etero ma sappiamo che tutte le fan di Sherlock Holmes shippano JohnLock quindi eccoci qui a darvi qualche eyecandy e un po’ di queerbaiting, così continuerete a seguire lo show e illudervi che tutte queste streghe non potranno mai separare la coppia più bella del mondo”;
  • Se quella fra John e Sherlock, nelle intenzioni degli sceneggiatori, dovrebbe essere quel tipo di amicizia profonda, velata dall’ambiguità del “potrebbero essere amanti ma non c’è interesse fisico, solo una profonda affinità spirituale”, a maggior ragione non si capisce l’infantilismo con cui si continua a farsi beffe del loro rapporto, calcando costantemente la mano sul fatto che se due uomini stanno sempre insieme e dipendono emotivamente l’uno dall’altro sono gay fino al midollo ma in denial; dall’altro lato non si capisce come si può far risaltare quest’amicizia se John e Sherlock passano più tempo a insultarsi e battibeccare sulla vita sessuale dell’altro, nonché a banalizzare ogni scena in cui il primo viene in soccorso del secondo con battute poverelle del genere “oh, ma perché voi due non scappate insieme?!”;
  • La trama è uno sfacelo. Non si può girare un intero special di un’ora e mezza per spiegare ai fan che le loro teorie sul ritorno di Moriarty sono sbagliate e che Moriarty è morto. Prima di tutto: ma questo non significa bruciarsi qualsiasi possibilità di aggiungere tensione e ficcare un plot twist ben mirato al centro della quarta stagione? Spiegazione del pregresso: quando nel 2011 è uscito l’ultimo episodio di “Sherlock” il web è impazzito fra le teorie più assurde che cercavano di spiegare in che modo impossibile il Nostro aveva potuto sopravvivere a una caduta davanti a tutti. In tre anni le aspettative sono diventate così alte – e l’odio verso Moffat fin troppo esagerato – che gli sceneggiatori hanno passato un episodio soltanto a smontarle tutte, farsi beffa di questi fan e in generale arrivare al novantesimo minuto solo per dirci che non ci avrebbero mai detto come Sherlock si era salvato, visto che ogni possibile alternativa era stata vagliata e scartata. Consci che Cumberbatch e Martin hanno un’agenda fittissima di impegni, hanno deciso di evitare questo calvario e spiegarci subito che i nostri trip erano, appunto, solo trip. Se ne sentiva davvero il bisogno? O forse Moffat dovrebbe smetterla di sfondare la quarta parete e riprendere a raccontare una storia, ignorando le pretese dei fan?
  • Lo sfondamento della quarta parete è eccessivo. Sul serio. Troppi ammiccamenti, troppe battutine, troppo spazio rubato alla trama per parlarsi addosso, per bacchettare i fan, per farsi complimenti da soli, per finire di annacquare una storia che dovrebbe essere un giallo in una serie di colpi di scena che sorprendono ma non soddisfano nessuna attesa, finendo per deludere e per sgonfiare la storia di ogni impeto drammatico;
  • L’appiattimento dei personaggi a macchiette, come se tutta la serie fosse diventata una sit-com o ci trovassimo in una di quelle fanfic comiche insopportabili dove si tirano in ballo le situazioni più gravi per poi ridicolizzarle con una bella trovata tipo deus ex machina che appare non si sa come, non si sa perché e con un tocco di bacchetta risolve ogni problema; mancavano soltanto le risate pre-registrate e poi avremmo davvero toccato il fondo.

E quindi?

Ora che Moffat si è bruciato il presupposto su cui costruire il plot twist della quarta stagione (forse considerandolo troppo banale; invece no, sarebbe bastato orchestrarlo con un pizzico di buon senso) cosa ha intenzione di fare? A che gli è servito tirare in ballo Jim Moriarty alla fine della terza stagione, se doveva eliminare la sua presenza in questo modo, con un intero special di novanta minuti?

Lasciando “Doctor Who” avrà modo di concentrarsi solo su “Sherlock” e riportarlo ai fasti delle prime due stagioni? Un buon amico gli consiglierà di smetterla di aprire Tumblr e provare a scrivere la sua storia senza lasciarsi influenzare dal parere dei fan?

Ma soprattutto: vi consiglio di vederlo questo special?

Sì, se siete fan della serie. Resta un tassello della storia, per quanto a tratti molto sconclusionato. No, se non sapete nulla di “Sherlock” o siete molto affezionati allo Sherlock storico, quello dei racconti e delle serie tv più fedeli al canone. Questo special non è uno stand alone, vi lascerà molto perplessi e magari anche scettici sulla qualità della serie (che è decisamente più alta). In generale è un buon divertissement da gustarsi in streaming al PC ma niente di più.

Irrita, piuttosto, constatare che le premesse per un buon lavoro c’erano, bastava non buttare tutto in caciara per l’ennesima volta.

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