Minions (2015)

Titolo:  Minions  I Minions
Genere:  Animazione, Storico, Comico
Anno di uscita: 2015
Nazione:  USA
Regia: Pierre Coffin, Kyle Balda
Consigliato:

E così, finalmente, ieri sono andata al cinema a vederli, sti Minions.

Penso che fosse da parecchio che non vedevo un prodotto rivolto ai bambini destare sentimenti tanto violenti e contrastanti nel pubblico di adulti che infestano tutti i mezzi di comunicazione a più livelli. Più o meno dai tempi in cui si diceva che “Sailor Moon” avrebbe fatto diventare tutte le bambine delle travestite e “Dragon Ball” avrebbe trasformato i bambini in assassini seriali.

Penso che abbiate già capito dove voglio andare a parare.

Ovvero che si è fatto un gran polverone sul nulla.

Io questo film l’ho visto e ho molto riso, insieme a tutti i bambini in sala, ma prima di fare qualsiasi considerazione su di esso, mi piacerebbe soffermarmi per qualche rigo su tutte le polemiche molto gratuite che sono sorte sul web e altrove – ma soprattutto sul web, perché è di quello che ho il polso – a proposito di un film per bambini.

Ho visto gente inneggiare al rogo di questi poveri pinoli (per citare Scarlet) gialli, colpevoli di aver fatto incassi da record e aver superato “Il Re Leone”, sempre questo Re Leone in bocca a tutti, mitica pietra miliare della cinematografia mondiale, film d’animazione che ho molto amato ma basta indignarsi ogni volta che una nuova uscita si permette di incassare più soldi di un film uscito venti anni fa!

Ho trovato letture molto complesse sul film, che probabilmente attribuivano a un intrattenimento per bambini e rivolto specificamente a loro (che poi anche gli adulti potessero divertirsi nella visione, è un’altra storia) doppi e tripli significati che, giuro, ho provato a rintracciare ma non ce l’ho fatta a trovare.

Perché a quanto pare è disturbante che esca un film sulle “spalle” del protagonista di “Cattivissimo Me”, tra l’altro seguendo il trend dello spin-off che non è certo nato negli anni Duemila, solo perché ci hanno fatto troppo merchandising sopra. Il merchandising scoccia, soprattutto quando è martellante, ma, a giudicare dagli incassi, rende. Soprattutto, “I Minions” non si fa portatore di nessun messaggio particolarmente negativo o sbagliato, né chi li giudica con tanto astio li ha mai visti in azione nel film o nei due titoli principali di “Cattivissimo Me”, dove erano principalmente comic reliefs, quindi non si capisce tutta questa rabbia.

Voglio fare una digressione. Queste reazioni esasperate da parte del pubblico adulto (non tutto, naturalmente) mi ricordano tantissimo le reazioni esasperate dei coetanei dei miei genitori quando io, appena decenne, mi sentivo dire che “Sailor Moon” a casa mia non si sarebbe più vista, perché eminenti psicologi avevano detto che quei cartoni giapponesi brutti e cattivi facevano male al cervello dei bambini e li rendevano dei succubi, degli spostati, dei fuori di testa.

Tutto questo scagliarsi, strappandosi i capelli, contro “Frozen” (due anni fa c’è stato il delirio, ancora è possibile trovare in giro post che si lamentano dell’incompetenza di quelli che lo hanno apprezzato, O TEMPORA, O MORES), contro Peppa Pig, contro /inserire qui cartone animato dell’ultimo decennio/ sembra l’esatta riproposizione delle lamentele di quelli che erano cresciuti negli anni Cinquanta e Sessanta a pane e “Tom & Jerry” e pensavano che “Lady Oscar”, “Georgie” e simili fossero aberrazioni importate dall’Estremo Oriente per farci il lavaggio del cervello a tutti quanti.

La ripeto spesso, questa frase ma “corsi e ricorsi storici” è un evergreen molto attuale, perché pare che ci divertiamo ad avvitarci sempre attorno allo stesso errore di valutazione: quello di crescere e diventare la generazione che rompe i coglioni a quella successiva.

E rompiamo i coglioni sui Minions.

C’è qualcosa di molto disturbante, sì, ma non nei Minions quanto nell’infervorarsi perché la gente ha voglia di intrattenimento leggero e va a guardarsi un film su tre simpatici cosi gialli in salopette che girano per la New York del 1968 urlando: “BANANA”.

Forse c’è solo tanta voglia di leggerezza e distrazione, in fondo il cinema non è solo arte, per alcuni è soltanto intrattenimento e va bene così, finché l’intrattenimento non diventa l’unico format a passare nelle sale. Forse, in un mondo in crisi economica perenne (checché ne dicano l’ISTAT e i quotidiani) gli unici “spensierati” e motivati a tirarsi i genitori in sala sono i bambini e forse questi bambini si sono riconosciuti fin troppo bene in quei piccoli esserini dalla lingua apparentemente incomprensibile che vagavano per il mondo alla ricerca di una figura di riferimento che si occupasse di loro.

Che, come da significato inglese della parola, i Minions siano seguaci alla ricerca di un leader non fa di loro figure negative che vogliono insegnare alle giovani generazioni a inchinarsi di fronte a un padrone, quanto piuttosto una specie di bimbi pasticcioni in cerca di qualcuno che sappia occuparsi di loro, che gli racconti le favole, che giochi e combini marachelle, riempiendo il loro troppo tempo libero di uno scopo.

In fondo questa chiave di lettura te la consegna il film stesso, quando il più piccolo dei tre protagonisti, l’adorabile Bob (Bob, ti voglio bene, mio eterocromo piccolo agglomerato di dolcezza) chiede a un bimbo in passeggino la strada per Orlando, Florida… e quello capisce e gli risponde nella sua lingua fatta di gorgheggi e lallate, perfettamente comprensibile a Bob.

I Minions si rivelano essere nient’altro che quegli esserini mostruosi e divertentissimi che solo un bambino può inventarsi e comprendere fino in fondo, così troppo occupati a girare col naso per aria e fare amicizia con fetidi toponi trovati nelle fogne, per soffermarsi sulle brutture del mondo. Anzi, in quanto Minions, cercano il più “brutto e cattivo” da servire, un brutto e cattivo verso il resto dell’universo, però, ma in grado di prendersi cura di loro – come dimostra poi di fare il giovane Gru già nei titoli di coda.

E mi sto perdendo anch’io nel mega-pippone ma alla fine della fiera la domanda resta sempre quella: Raxi, ma tu che ne pensi de “I Minions”? Vale la pena di andarlo a guardare?

Se vi piacciono i film per bambini, spensierati e paciocconi, e volete passare un’ora e mezza a non preoccuparvi di nient’altro che del cestino dei popcorn sulle gambe, immersi nel buio in una folla di bimbi che urlano “BANANA”, sì.

“I Minions” fa ridere e si rivela di un’epica comicità fin da prima dei titoli d’apertura, quando la sigla della Universal viene intonata dalla voce stonatissima di un Minion. Dopodiché c’è la meraviglia tutta nostrana delle voci scelte per il film, un parterre di personaggi famosi per cui avevo un po’ storto il naso, perché sono sempre sospettosa quando non doppiatori si mettono a doppiare.

In questo caso, fortunatamente, mi sbagliavo. Alberto Angela nelle vesti di narratore è stato meravigliosamente documentaristico e a tratti impacciato, lì dove si sentiva che doveva trattenere persino lui le risate mentre cercava di descrivere seriamente la storia evolutiva dei Minion. E se la Littizzetto si riconferma convincente nel doppiaggio (la conoscevo in queste vesti dai tempi del giudice “Grazia Negata” dei Simpson), la rivelazione per me è stata proprio Fabio Fazio. Completamente trasformato nel dare la voce allo scoppiettante e scapigliatissimo Herb, marito di Scarlet Sterminator, era molto diverso dal canone ingessato e scialbo a cui siamo abituati in tv.

(Sul serio, Fabio, molla “Che tempo che fa” e datti al doppiaggio di film per bambini, hai molto più potenziale)

E queste erano le note tecniche. Dal punto di vista della trama, ci troviamo di fronte alla più classica storia di ricerca dell’oggetto magico, che in questo caso è il “padrone”, il capo che darà uno scopo alla vita grama e noiosa dei Minions. Kevin, Stuart e Bob vengono mandati all’avventura alla fine degli anni Sessanta – i capelloni hippie e i furgoncini decorati di fiori psichedelici si sprecano – per trovare un cattivo abbastanza resistente da non morire per i loro assurdi e ripetuti errori.

Pensano di averla trovata in Scarlet Sterminator, la prima donna super-cattiva fra i diversi super-cattivi che affollano il Villain-Con, una convention che ricorda più o meno una fiera del fumetto ma con più armi vere e più costumi sgargianti. Scarlet ingrossa le fila di quei cattivi megalomani e roboanti, che fanno un sacco di casino e hanno lo scoppio d’ira facile, e ha pure la fortuna di avere come braccio destro un marito innamoratissimo che la rifornisce degli aggeggi super-tecnologici che utilizza per le sue malefatte. Il lato più adorabile dei loro siparietti assieme è che ricordano, neanche troppo da lontano, una versione comica di Gomez e Morticia Addams.

Per tenersi il posto di lavoro, però, i tre Minions devono prima superare una prova: rubare la corona della Regina d’Inghilterra. Una passeggiata, insomma. Da questo momento in poi gli eventi precipitano nella fantapolitica più assurda, il tutto mentre il resto degli 896 Minions rimasti in Siberia (o giù di lì) si incamminano da quella che credono essere la loro nuova padrona.

Il film è tutto un concatenarsi di gag, sequenze paradossali, capovolgimento di ogni adulto buonsenso, perché i Minions di logica e regole noiose non sanno che farsene. E ha il pregio di non voler forzare nessuna morale particolare in gola allo spettatore. “I Minions” vuole raccontare una storia divertente, nulla di più e nulla di meno, riempire quel vuoto che era l’origine di questi strani cosetti che giravano in casa di Gru, occupandosi di faccende varie ed eventuali, e dare una casa a questo popolo di mostriciattoli erranti che – nel corso della loro avventura – imparano persino a prendersi cura l’uno dell’altro, come fa Kevin con Bob e Stuart a più riprese.

Il tutto, per di più, si svolge sulle note di canzoni in voga negli anni Sessanta (con qualche incursione negli anni Settanta). Il film stesso si apre con “Happy Together” dei The Turtles e si chiude con “Mellow Yellow” di Donovan, ma che volete di più?

Alla fine “I Minions” si rivela un film delizioso e allegro, un’ora e mezza di svago infantile in cui permettersi di scrollarsi di dosso ogni ansia da adulto per ridere e basta, senza farsi troppe domande. Per i film esistenzialisti cecoslovacchi in bianco e nero ci sarà sempre spazio più tardi, non temete. Per intanto prendetevi il pop-corn e lasciatevi andare a una sana dose di scanzonata idiozia.

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