Space Dandy (2014)

O della psichedelica follia dell’universo

 

Titolo:  Space Dandy  Space Dandy Locandina
Genere:  Comico, Sci-Fi, Avventura
Anno di uscita:  2014
Nazione:  Giappone
Numero Episodi:  26
Consigliato:

Ci sono due modi per spiegare cos’è Space Dandy (disponibile su VVVVID) a qualcuno che non l’ha mai visto: le avventure di uno sfigatissimo cacciatore di alieni rari con una passione insana per i bei fondoschiena femminili (un vero e proprio “sommelier della natica”); in alternativa, un viaggio psichedelico attraverso i tipi  più ricorrenti della fantascienza e dell’animazione mainstream giapponese.

Space Dandy Miao

In tutti e due i casi non si andrebbe lontano dalla realtà. Anzi, bisogna citare entrambe le definizioni, se si vuole offrire all’incauto spettatore per lo meno un sommario quadro di quello che Space Dandy è. Poi, però, bisogna aggiungere altro: ovvero che regista e staff tutto dello studio Bones non ci hanno provato nemmeno per un attimo a comporre una serie che rientrasse nei canoni della normalità. Tolti i primi cinque minuti della prima puntata, da cui sembra di trovarsi davanti a una serie demenziale con il solito personaggio pervertito – che magari la narrazione potrebbe giustificare, dotandolo di “buon cuore” e un’irritante tendenza a fare discorsi motivazionali – ci si rende conto che non si può dare niente per scontato, quando si guarda una puntata di Space Dandy.

Tranne il fatto che, sicuro come il giorno che succede alla notte, qualcosa esploderà sempre prima della fine della puntata: potrebbe essere un palazzo, un’astronave, un’intera civiltà portata al collasso o persino un pianeta, con annessi satelliti coinvolti nel collasso gravitazionale. Una costante indubbiamente interessante.

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Il Sistema Periodico (1975)

Lo spirito letterario nascosto nella chimica

Titolo:  Il Sistema Periodico  Il Sistema Periodico_Cover
Genere:  Biografia, Fiction
Anno di uscita:  1975 (prima ed.)
Editore:  Einaudi
Autore:  Primo Levi
Consigliato:

Per parlare di quanto sia bella e particolare la narrazione de Il Sistema Periodico, bisognerebbe partire proprio dalla fine, da Carbonio, ultimo dei racconti e in qualche maniera manifesto dello spirito che informa questa raccolta e che si incarna in modo commovente nella descrizione del viaggio centenario di un atomo di carbonio e della sua inconsapevole collaborazione alla creazione di queste storie.

Perché anche la chimica è un’arte che, insieme alla scrittura, ha contribuito a salvare Primo Levi da un inferno di ricordi che avrebbero potuto perseguitarlo per il resto della sua vita.

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La locanda degli amori diversi (2016)

Titolo:  La locanda degli amori diversi  La locanda degli amori diversi_Cover
Genere:  Romanzo
Anno di uscita:  2016
Editore:  Neri Pozza
Autore:  Ito Ogawa
Consigliato: DIPENDE

Storie di vite che non si rassegnano

Dopo quel mitico viaggio alle Hawaii, per me la mia famiglia è come uno splendido campo di fiori, un mondo incantato. Se per esempio dovessi associare i membri della famiglia Takashima ai colori dei fiori, mamma Izumi sarebbe un viola molto intenso, mamma Choko un rosa pallido e delicato, Sō-chan un verde acqua. Solo io non saprei dire quale colore sarei, non me ne viene in mente nessuno.

La locanda degli amori diversi, p. 257

La locanda degli amori diversi è un racconto a quattro voci, in cui i quattro componenti della famiglia Takashima – ‘Takashima’ dall’unione dei due cognomi delle protagoniste e madri di questo raccolto nido familiare – si alternano nel raccontarci le vicende della loro vita in un romanzo che, come un lungo diario corale, raccoglie le vicissitudini di diciassette anni di vita.

Quella che Ito Ogawa consegna al lettore è una collazione eterogena di slices of life, stralci di vita, riassunti e raccontati molto più che mostrati, da quattro voci che nella ragionevolezza finiscono per assomigliarsi molto più di quanto si differenzino – forse anche in virtù di quell’effetto osmotico per cui i componenti di una famiglia molto unita finiscono per prestarsi modi di dire e scambiarsi pensieri ed abitudini.

L’effetto finale è quello, discontinuo e un po’ sfilacciato, che si porterebbe dietro un manga josei, di quelli a puntate, dove l’omogeinità narrativa tipica di un romanzo unisco sfioriscei n favore di un racconto per segmenti, che spazia per lunghissimi periodi di tempo, quasi a voler abbracciare lo spazio di un’intera saga familiare – e in questo non tradendo lo spirito del titolo.

Perché il romanzo di Ito Ogawa è davvero la storia della Locanda Arcobaleno – una locanda dove gli amori diversi non sono solo quelli delle coppie LGBT*QIA. Gli stessi legami affettivi fra parenti, amici, vicini e persino fra avventori e proprietarie della locanda sono vissuti con una diversità che si oppone alla rassegnata uniformità a cui i rapporti codificati, della società giapponese e non solo, ci hanno abituato.

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Titanic, vent’anni dopo

Un fotogramma di Titanic

Titanic, vent’anni dopo

O “della porta maledetta”

Ci sono film che restano con te per tutta la vita.

Ci sono film che restano con te persino se non li hai mai visti, entrando nella cultura popolare con battute iconiche, scene emblematiche, modi di dire e di fare che finisci per assorbire pure tu – ignaro spettatore bastian contrario, che all’epoca dei fatti ti sei fieramente rifiutato di lasciarti trascinare a fondo (è proprio il caso di dirlo) nel vortice di isteria di massa che ha circondato suddetti film.

Ed è questo il mio caso con Titanic.

Quando il film di James Cameron uscì in Italia, nel lontano 1998, io andavo per gli undici anni e ricordo ancora bene tutto: l’entusiasmo dei compagni di classe, i telegiornali che parlavano meravigliati di ragazzine che l’avevano rivisto decine e decine di volte, My heart will go on a palla dappertutto, fino alla fine dell’estate. Di quel film si parlò per mesi e persino chi, come me, fermamente si rifiutò di guardarlo, finì in un modo o per l’altro per contribuire al suo successo (leggi: corsi al negozio di dischi a comprare Let’s talk about love di Celine Dion, che ancora conservo gelosamente come una reliquia in casa).

Poi il silenzio.

O forse no. No, assolutamente. Poi il ritorno ciclico in tv e a ogni visione tutti incollati sotto lo schermo ad emozionarsi per Jack e Rose. Poi è arrivato internet e tutte quelle battute, da “disegnami come una delle tue ragazze francesi” a “sono passati ottantaquattro anni” sono diventati meme; ci sono persino dettagliate teorie sul perché e percome Jack avrebbe potuto condividere la malnata porta con Rose, giusto per testimoniare di come le storie d’amore che finiscono male restano eccome nella mente di tutti, anche dei più cinici, con tutto il loro corredo di possibilità infrante, di “ma” e di “però”.

C’è poco da dire, Cameron ha fatto il colpaccio, ma io per vent’anni quel film mi sono rifiutato di vederlo. Ho rivalutato Di Caprio, mi sono messa a citare i meme, mi sono spoilerata ogni particolare della storia possibile e immaginabile, ho scoperto questa e quella curiosità sugli attori, ho guardato altri film di Cameron.

Ma Titanic no.

In qualche maniera mi disturbava profondamente l’idea che la morte di più di millecinquecento persone fosse stata adombrata da una patetica storiella d’amore di vaga, shakespeariana ispirazione. In qualche modo mi sentivo presa in giro, come se si volesse giocare con i sentimenti più facili del commuovibile pubblico di massa solo per tirare soldi al botteghino.

Poi, domenica scorsa, l’ennesimo, irrinunciabile passaggio in tv. E io che mi dico: ma insomma, guardiamolo e basta con tutti questi pregiudizi!

Non l’avessi mai detto.

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The Tatami Galaxy (2010)

L’eterno ritorno della (non) rosea vita di un universitario giapponese

Titolo:  The Tatami Galaxy  The Tatamy Galaxy Cover DVD
Genere:  Slice of Life, Sci-Fi, Mistery
Anno di uscita:  2010
Nazione:  Giappone
Puntate:  11
Consigliato:

Prendete la teoria dell’eterno ritorno, mescolatela con quella degli infiniti universi paralleli, aggiungeteci una generosa spolverata di folklore e vita quotidiana e quello che otterrete è The Tatami Galaxy o, per citare il suo sottotitolo: ‘leggende e miti delle stanze da quattro tatami e mezzo’.

Stanze da quattro tatami e mezzo come quella del pensionato studentesco in cui abita l’innominato e sfigatissimo protagonista delle undici puntate di questa serie – tratta da una light novel giapponese e disponibile su VVVVID – che MadHouse adattò in formato anime nell’ormai lontano 2010.

Il risultato è una serie surreale e irresistibile per gli amanti delle slice of life venate di mistero e di una buona dose di fantascienza, più che di occulto. Il risultato è anche una sorprendente storia di vita che, attraverso un gioco a incastri fittissimi ma ben dosati, prende lo spettatore per mano e lo porta nel labirinto delle scelte infinite in cui siamo incastrati anche noi nella nostra vita quotidiana, quelle che ci siamo lasciati alle spalle, quelle che stiamo facendo e quelle che ancora ci aspettano lungo il cammino.

The Tatami Galaxy è il trionfo del mondo dei ‘se’ e dei ‘ma’, anzi, no, è la storia dei viaggi nel tempo di uno studente universitario alla ricerca della perfetta ‘rosea vita universitaria’. Anzi, neppure. The Tatami Galaxy è contemporaneamente un racconto di vita nella tradizione dei ben più poderosi Bildungsroman ottocenteschi, è un piccolo e delizioso rompicapo a metà fra il mistery e lo sci-fi, ed è pure una serie a suo modo leggera, che fa ridere nel puro stile surreale ed esasperato che vena l’estetica di molti anime giapponesi. E lo fa al meglio delle sue possibilità.

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